Andrea Beggi

The sands of time were eroded by the river of constant change.

Blog aziendale

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Ho già esposto le mie perplessità riguardo l’approccio che le aziende dovrebbero avere nei confronti della rete che sta cambiando, tuttavia qualcosa comincia lentissimamente a muoversi. In azienda cominciano a diffondersi alcuni concetti, e qualche giorno fa ho ricevuto la prima richiesta relativa ad un paio di clienti che stanno esplorando la possibilità di aprire un blog. Ma quali sono le caratteristiche che, secondo me, dovrebbe avere un blog aziendale? Perché lo vorrei leggere, ammesso che l’argomento mi interessi? Cosa dovrebbe fare un’azienda per invogliarmi a leggere il suo blog?

Come prima e più importante cosa, vorrei leggere persone. Non ho il minimo interesse a parlare con un marchio (ammesso che sia possibile) o con un reparto marketing: voglio nome e cognomi, pagine “about”, foto. Voglio dare un “volto virtuale” a chi leggo.

Gran parte di un blog è comunicare passione. Chi scrive deve averla, e la passione è una cosa difficile da simulare.

Le persone che scrivono con passione hanno un linguaggio diverso da un’azienda. Questo linguaggio è normale per chi già scrive un blog, mentre è una novità per un’azienda, la quale potrebbe avere difficoltà a comprenderlo.

Il taglio personale, per forza di cose, deve descrivere i prodotti e i servizi con un linguaggio non paludato, senza enfasi di marketing, cercando di mantenere un atteggiamento il meno “religioso” possibile, per quanto difficile possa essere.

Scrivere su un blog è conversazione. Interagire con le persone, avere voglia di ascoltarle, rispondere ai loro commenti: sono tutti aspetti basilari, altrimenti si rischia di fare discorsi bellissimi a sale vuote.

E importantissimo accettare le critiche: spesso sono un’occasione di miglioramento, molte volte sono la voce di un disagio che non è neppure arrivata all’azienda. Bisogna a farle diventare opportunità, invece che casi da gestire.

Dire la verità, e dirla tutta, anche se scomoda. Su internet le bugie non le hanno neppure, le gambe. Tanto vale non farsi cogliere impreparati.

Aggiornare con frequenza accettabile: se non si ha intenzione di continuare è meglio non partire neppure. I peggiori sono i politici che iniziano un blog in campagna elettorale, fanno tre post e abbandonano tutto dopo poche settimane. Che tristezza.

Imparare ad usare gli strumenti propri del mezzo: il blog è un media che ha una serie di strumenti collegati, che vanno padroneggiati con disinvoltura per essere credibili. Tutti i mezzi che aiutano il social networking andrebbero usati, con particolare rispetto per le loro netiquette.

Da Scoble: “Dovreste essere voi i massimi esperti sui vostri prodotti, specialmente se intendete aprire un blog al riguardo. Se esiste qualcun altro al mondo che ne sa di più, assicuratevi di linkarlo adeguatamente (e magari mandategli dei regalini per ringraziarlo della sua passione).”

Niente fake: i blog finti vengono sempre sgamati e la figuraccia si ritorce contro l’azienda nel peggiore dei modi.

La solita metafora è sempre quella più azzeccata: “sporcarsi le mani”.

Mi rendo perfettamente conto che si tratta di un processo lungo e non facile, ma l’apertura di un’azienda alla rete è un processo che richiede tempo, è una fiducia che va conquistata. E al minimo passo falso si rischia di buttare al vento mesi di sforzi. Il ritorno di un blog aziendale è essenzialmente di immagine, ci vogliono mesi, se non anni per coglierne i frutti, ma non c’è altro modo di farlo. Barare serve solo a rendere peggiore il momento in cui l’inganno verrà scoperto.

Nessuno ha mai detto che sia facile. Nicola Mattina descrive benissimo i problemi a cui stanno andando incontro le aziende:
“…le aziende non sono attrezzate per conversare e sono spiazzate dal non riuscire a governare le relazioni come desidererebbero. Il controllo, infatti, è una promessa che chi si occupa di comunicazione è sempre meno in grado di mantenere: giornalisti, fornitori e collaboratori sono prevedibili e rassicuranti perché si muovono in contesti circoscritti e con regole ben delineate. Chi usa i media sociali con consapevolezza, invece, non è così prevedibile e tende a cambiare continuamente le regole sperimentando strade nuove e individuando nuove configurazioni.
Nel mondo dei media sociali, la comunicazione persuasiva cede il passo alla conversazione. Questo passaggio mette in crisi l’azienda, che è abituata a comunicare a qualcuno, invece che a comunicare con qualcuno, e – allo stesso tempo – la obbliga a mettersi in discussione. D’altro canto, non c’è alcun motivo per supporre che chi dialoga sia necessariamente compiacente come spesso accade con giornalisti, collaboratori o fornitori.”

La speranza è che sia solo l’inizio di un processo di cambiamento che tutte le aziende dovranno affrontare prima o poi. Chi inizia oggi si troverà sicuramente avvantaggiato domani, perché sarà a suo agio in un contesto dal quale sarà impossibile prescindere.

Detto questo, quanti sono i blog aziendali che leggo in questo momento?

Zero. 🙁 (Ok: leggo il blog di Fon, perché conosco la persona che ci scrive.)

37 Commenti

PseudoTecnico | #

Uno solo: quello del presidente della Ducati (Desmoblog), ammesso che si possa definire “blog aziendale” 😉

Dario Salvelli | #

In effetti neanche io seguo blog aziendali,se non quei corporate che hanno un approccio diverso. Ho parlato poi di un passo successivo o comunque diverso,ossia il corporate Wiki: http://tinyurl.com/2w2hcj
Che ne pensi ?

googlando Z | #

fai conto che qualcuno, leggendo questa pagina, si sia alzato il cappello (che non ha) e t’abbia detto “Grande!”

Marco | #

D’accordissimo. Tanto più che i commenti ai blog potrebbero anche rappresentare quei “post-it” di cui si parla. Di fatto prima di accedere allo strumento tecnico, secondo me il problema è più di atteggiamento. In Italia è molto difficile che qualcuno accetti di mettersi in discussione, ed ho dei dubbi sul numero di dipendenti che sarebbero disposti a muovere qualche critica al proprio capo (o semplicemente a qualche direttiva aziendale),senza avere il timore di andare incontro a ritorsioni di qualche tipo. In sintesi: si va troppo nel profondo delle relazioni sociali quì, ma ad un layer molto più basso rispetto a quello applicativo del blog.

Tambu | #

il blog di FON e il blog di SKYPE sono blog aziendali. non li leggi?

Andrea | #

Solo Fon italiano. Gli altri no.

Maxime | #

Quaranta minuti di applausi. Questa è divulgazione allo stato puro, proprio quello che ci vorrebbe per incontri come il PubCamp. Perché non vieni a fare un talk su questo argomento? 😛

xlthlx | #

il blog di Quattroruote. almeno, fino a quando funzionava.

Paolo | #

Colgo l’occasione di questo post di Andrea per parlare della mia esperienza di “blog aziendale”. Gestisco una piccola agenzia di brokeraggio immobiliare in una rinomata localita’ turistica internazionale. Ho pensato subito dal primo momento di offrire sul sito un blog nel quale fornire ogni giorno una notizia curiosa proprio per coloro che hanno intenzione di recarsi qui in vacanza. Ho pensato inoltre che pubblicare un blog sul sito potesse differenziarmi dalla concorrenza, favorire gratuitamente il posizionamento del sito sui motori di ricerca in base a keywords differenti dalle solite acquistate dai concorrenti e che conferisse al sito maggiore credibilita’.
Ebbene, dopo quasi due anni tanto impegno e piu’ di 250 posts pubblicati, finalmente comincio a riscontrare buoni numeri di visite al sito (circa 100 al giorno). Se qualcuno fosse interessato a visionare il blog o confrontarsi su simile esperienza puo’ chiedere la mia email ad Andrea.

Senza Identità | #

Niente fake: i blog finti vengono sempre sgamati 😀

Dici che non leggi blog aziendali ma quello di Scoble come lo chiameresti?

Andrea Perotti | #

Il nocciolo della questione penso sia proprio la passione, come tu sottolinei. Il blog è fatto da una persona che trasmette passione e quindi emozioni, che scrive per il piacere di farlo e non mosso da un qualche “ritorno ”. Questo discorso lo vedo di difficile applicazione, forse non impossibile, ma sicuramente difficile in un’azienda. Vorrei porre anche un’altra osservazione: ossia se io devo scrivere un mio blog lo faccio quando ho appunto piacere a farlo, se “devo” scrivere per un’azienda non c’è il rischio che diventi un tantino di più freddo, ossia che si avvicini ad un qualche cosa di obbligato, in pratica “che si deve fare” non che si ha “il piacere di fare”?

Andrea | #

Senza Identità: non leggo Scoble. Ho trovato il suo post con google e mi è sembrato interessante.

Annie | #

sto pensando ad un progetto di blog aziendale il cui scopo sarebbe poi la pubblicazione di un libro, ho trovato molto interessante la tua riflessione, banalmente mi è stato fatto notare che scrivere non è esattamente come parlare, e che non tutti lo fanno con facilità (e ingenuità, e fiducia!) “In Italia è molto difficile che qualcuno accetti di mettersi in discussione, ed ho dei dubbi sul numero di dipendenti che sarebbero disposti a muovere qualche critica al proprio capo (o semplicemente a qualche direttiva aziendale),senza avere il timore di andare incontro a ritorsioni di qualche tipo. In sintesi: si va troppo nel profondo delle relazioni sociali quì, ma ad un layer molto più basso rispetto a quello applicativo del blog.”

Luca Mondini | #

Alla base, secondo me, ci deve essere trasparenza. Se ho qualcosa da nascondere, non posso certamente aprire un blog. Il rischio sarebbe troppo alto.
Parlando di Scoble, ho apprezzato il suo lavoro in MS perché ha presentato al pubblico un’immagine più umana dell’azienda: non solo marketing aggressivo e vile pecunia, ma anche tanti sviluppatori che lavorano con impegno e che magari condividono gli stessi problemi dei loro clienti.
Lo sforzo non è stato vano.
Al contrario, le politiche restrittive in materia di blogging dettate da aziende da sempre considerate cool come Google o Apple, stanno cominciando a creare qualche malumore e, forse in futuro, potrebbero dar loro qualche problemino…

darkripper | #

In questo senso, mi sembra che la Microsoft sia avanti: il blog di Major Nelson non fa segreto del suo rapporto con Microsoft e non gestisce la cosa in maniera ambigua come fa invece il blog semi-ufficiale (ma che vor di? ma scherziamo?) di Sony.
La domanda è: lo leggerei se non mi occupassi di console per lavoro? probabilmente no, ma sono molto contento che dovendo occuparmi di questa roba, posso farlo anche consultando il blog di una persona piuttosto che spulciando soltanto comunicati stampa impersonali.

Andrea, fidati: se devi mostrare dei blog a dei clienti mostragli quelli della Microsoft, Scoble ha fatto scuola 🙂

roberto | #

Blog aziendale ! A cosa serve ? Chi ha il tempo di fruire di informazioni riportate su un blog .
il personale aziendale che scopre che e’ divertente scivere suul blog avranno poi il tempo di dedicarsi ad attività produttive, signori una società basata solo su di servizi e non beni ci porterà alla fame …. tutti.

andrea | #

Ciao Andrea, finalmente son riuscito a leggere qualche pagina del tuo blog INTERESSANTE ECCELLENTE…GRANDE!!
In particolare mi ha colpito questo post sui blog aziendali…che nel speriamochesiconcretizziinfrettaquestoweb2.0 è il centro esatto da cui partire!!
un saluto a tutti i lettori del tuo blog…

Adele | #

Concordo con il tuo punto di vista. Io sto imparando e studiando i blog per inserirli nell’azienda “scuola”. Per questo leggo, seguo e commento e ho copiato qualche tua considerazione per quando dovrò fare la mia relazione sulla validità dei blog. Sarai citato. Grazie
Questo è l’indirizzo del mio blog; saresti così gentile da lasciarmi un commento in modo tale che io possa migliorare?
http://cucinaeinformatica.blogspot.com/

Regolo | #

Effettivamente i blog aziendali stanno avendo qualche difficoltà ad ingranare… soprattutto in Italia. Ma come dice Luca Mondini il problema principale credo sia la trasparenza. La comunità di blogger è incredibilmente attenta (nonchè in crescita esponenziale) e l’adattare le dinamiche aziendali alla trasparenza necessaria in una rete fiduciaria come quella della blogosfera è particolarmente difficile, o se mi permettete, coraggioso.
Secondo me è però importante notare i possibili risvolti negativi dati dal NON aprire un corporate blog. Con una comunità di milioni di persone che si confronta e potenzialmente parla di un brand, il non essere in ascolto per controbattere possibili discussioni sulla qualità dei propri prodotti può essere fatale, a discapito di milioni spesi in campagne pubblicitarie.
Ho dovuto affrontare dettagliatamente l’argomento per la mia tesi di laurea (http://miraloswallabies.splinder.com/post/11531043/Corporate+Blogging) e sono più che convinto che i corporate blog rappresentino il futuro della comunicazione aziendale.
Per cronaca, tra i blog citati in precedenza, Il desmoblog credo che sia di notevole qualità, mentre i blog di google, non permettendo alcun tipo di commento diretto neanche credo meritino questo appellativo…

fabio | #

Vorrei portare la mia umilissima testimonianza di neoblogger aziendale.
Il 6 di aprile ho iniziato l’avventura del blog, proprio perchè come qualcuno in un suo intervento ha sottolineato, penso che la mia azienda sia un’azienda trasparente e non avendo nulla da nascondere, ma anzi da imparare, il blog sia un’occasione di crescita a tutti gli effetti.
Il motivo che mi ha portato all’apertura di un blog aziendale l’ho espresso nel primo post con il concetto:

“…la principale aspettativa non è quella di “vendere di più“, ma semplicemente quella di “vendere meglio”, e vendere a clienti più consapevoli dei propri acquisti…”

Che dire… il blog non ha nemmeno un mese di vita quindi è praticamente deserto, ma le intenzioni sono buone e spero diano i loro frutti.
Se qualcuno dei lettori andrà a darci un’occhiata sarei felice di avere qualche feedback per capire come migliorare ancora di più la comunicazione del mio blog.

Grazie a tutti in anticipo e complimenti ad Andrea!

Alessio | #

è la seconda volta (sono nuovissimo da queste parti) che leggo questo Blog ed è subito finito nel blogroll.

Sarebbe interessante che oltre a commentare gli utenti potessero postare in una sezione del blog aziendale, altrimenti il commento può essere pilotato dall’argomento, no?

Ma le aziende hanno cose interessanti da dire?
Secondo me o si contribuisce in qualche modo, il che vuol dire elargire un po’ del proprio sapere … altrimenti visite zero.

In Italia vedo ancora forte la politica del proprio orticello.

un saluto e complimenti ancora, pian pianino leggerò tutti i vostri blog.

garzie, alessio

max | #

ciao andrea

incontro per caso questo tuo post di qualche tempo fa e ne approfitto, intanto per salutarti, in quanto ti incontro spesso nella blogosfera ma non ci siamo mai parlati, e poi per presentare a te e ai tuoi lettori una cosa a cui lavoro da un po’, la directory delle aziende attive nel mktg dell’ascolto in italia:

http://aziendeconleorecchie.wordpress.com

proprio per “il sito delle orecchie” ero anche interessato a conoscere l’attività di questo tuo commentatore… se hai un secondo mi fai avere la sua mail, come suggerisce lui stesso?

http://www.andreabeggi.net/2007/04/02/blog-aziendale/#comment-103541

ti ringrazio molto, a presto spero!

max

Vincenzo Ertini | #

Grazie Andrea,
le tue riflessioni sono state esaustive nel presentarmi, opportunamente integrate dai post successivi dei lettori, una nuova via per le aziende che intendono accrescere non solo la propria immagine ma anche la propria reputazione. Il comportamento del personale nella sfera reale quanto nella blogsfera, soprattutto del backoffice, permette al lettore di approfondire la conoscenza dell’azienda soprattutto in relazione alla sua cultura, nonchè di crearsi un’immagine del brand, come tu dicevi, maggiormente caratterizzata dalla componente relazionale-umana.
Conoscere Tizio della Ms con un blog, significa per il lettore-consumatore anche conoscere un pò tutti i tizi che stanno dietro il brandname MS, nei processi di produzione. Venire a conoscenza di indiscrezioni o dei “rituali aziendali” in forma più o meno esplicita significa anche conoscere meglio l’azienda: tutto ciò accresce la trasparenza, al di fuori del tipo di contenuti. Io credo sia una questione di forma e modo, in quanto il lettore attento distingue pefettamente il valore strumentale di un blog da quello di testimonianza-emergente dell’atro…è da comprendere solo quanto le aziende siano capaci di lasciare “emergenti” questi flussi di comunicazione. Credo che la cultura aziendale sia fondamentale per una tale ipotesi.

Mattia | #

Nella continua ed estenuante ricerca dell’idea giusta per far funzionare un corporate blog, mi imbatto ripetutamente in questo post.
Analizzo rifletto rifletto analizzo e la conclusione è sempre la stessa. Bisogna mettersi in gioco. Un modo diverso per ripetere quello che è già stato detto.
Apertura trasparenza e contenuti.
Se decidi di aprire un sito e non hai nulla da dire in qualche modo si rimedia. Fantasia effetti speciali cataloghi etc permettono di cavarsela in ogni caso.
Il blog non è questo. Il blog è conversazione. E la domanda giusta da porsi riguarda proprio questo probabilmente… Anzi le domande: Ho qualcosa da dire? E a chi potrebbe interessare?
Questo commento è una riflessione e insieme uno spunto per un prossimo mio articolo. Ma ci devo riflettere un altro po’. 1 perchè non ho ancora quelle risposte per il mio cliente. 2 perchè sto ripetendo le stesse cose, che almeno in situazioni 2.colte, sono risapute.

Complimenti per il blog. Scrivere post che rimangono attuali ad un anno dalla loro uscita non è da tutti!

Alessandro Cosimetti | #

Ho lavorato per sette anni in una multinazionale del settore dell’Automotive.

Da circa un anno gestisco un blog indivduale sulla crescita personale, economica ed il benessere fisico.

A breve mi occuperò della stesura e gestione di un blog aziendale (sempre Automotive) e sto iniziando a ricevere anche altre consulenze.

In sintesi, preferisco sempre guardare altrove (America ad esempio) in quanto sappiamo tutti che in Italia “certe cose” giungono, seppur in ritardo…ma ribadisco, giungono prima o poi!

Alessandro

Tourmarketing | #

Nel settore del web marketing, in particolare del web marketing turistico, sono diversi i blog aziendali.
Un esempio su tutti è Booking Blog.

Danilo

Roberto | #

Blog interessante anche se con una visione un po’ parziale del mondo aziendale e del mondo dei blogger…