Andrea Beggi

You can fool some people sometimes but you can't fool all the people all the time.

Mia figlia comprerà film?

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Sono sempre stato dell’opinione che, a fronte di una gran parte di persone che scarica dal P2P senza la minima intenzione di pagare alcunché, ci sia anche una fetta non troppo piccola di quelli che sarebbero disposti a pagare “il giusto” per musica, film, ed altri contenuti protetti da copyright. Uno degli ostacoli più grossi è che il concetto di “giusto” è molto diverso tra chi vende e chi compra, passatemi l’approssimazione dei termini. Inoltre, come puntualizzato ultimamente dal Sacerdote Della Chiesa Della Tecnologia, la musica è fondamentalmente diversa dai video, in termini di fruizione, di acquisti e di affezione: in pratica, mentre avrò ascoltato millemila volte “Selling England by the Pound” da quando ne ho comprato il vinile nel 1981, “The Blues Brothers”, del quale posso citare quasi tutte le battute a memoria, lo avrò visto 15/20 volte a dir tanto dal 1978 ad oggi, sebbene ne possieda due videocassette e un DVD (originali, in due lingue). I motivi sono sempre i soliti e riguardano, come dice giustamente Vanz, la maggiore “banda sensoriale” necessaria per guardare un film, rispetto ad ascoltare musica.

Tutte queste considerazioni mi convincono che, in effetti, il modello “affitto” per i film sia più comodo rispetto all’acquisto tradizionale, che non è tuttavia destinato a sparire per quelle opere che appartengono di più alla nostra sfera culturale ed affettiva.

Tuttavia, sono fermamente convinto che una fetta non trascurabile del traffico P2P di roba “copyrightata” sia dovuta alla innegabile maggiore comodità di questo sistema rispetto ai canali legali:

  • E’ immediato: con una connessione mediamente veloce, i contenuti sono distanti qualche decina di minuti. L’acquisto online implica transazioni che non tutti gradiscono, che a volte non vanno a buon fine, che costringono a controllare negozi e organismi di controllo, che a volte si preferisce non fare perché non si conosce il venditore e quindi non ci si fida a usare il proprio credito. Per non parlare degli acquisti tradizionali: devo uscire di casa, andare al negozio o al centro commerciale, magari cercare parcheggio per l’auto, scontrarmi con cataloghi, disponibilità, e commessi maleducati che preferirebbero vedermi morto piuttosto che nel loro negozio ad infastidirli.
  • Per quanto riguarda la qualità tecnica della musica, i materiali “illegali” sono ormai ad un livello indistinguibile da quella dei corrispettivi pagati profumatamente, mentre quella dei film non è proprio perfetta, ma non sfigura su un televisore di grande formato.
  • Il materiale è privo di lucchetti digitali e può essere riutilizzato senza problemi su tutti i propri dispositivi, senza limitazione di copie e di tempo.
  • E’ senza pubblicità: alzi la mano chi non prova fastidio per la pubblicità al cinema, e per i promo (non skippabili) nei DVD. Il fatto che spesso io scarichi dei film che mia figlia Beatrice (4,5 anni) possiede in DVD, perché i media sono quasi inutilizzabili a causa della pubblicità delle quali sono infarciti è un chiaro esempio. Se vado al cinema e pago 12 euro per vedere il tuo film, non voglio la pubblicità! Tienitela! E non voglio neppure vedere quegli orribili spot antpirateria, offensivi e assolutamente inutili, visto che i pirati non li vedono.
  • E’ completamente gratuito.

E’ quindi evidente che sul prezzo non si potrà mai vincere, per quanto basso possa essere; esaltare la qualità maggiore dei prodotti “originali” non è una strategia sostenibile, neppure a medio termine: la tecnologia va avanti a passi da gigante, la banda aumenta sempre così come lo storage; tra poco la qualità di un film illegale sarà identica al DVD.

L’unico campo passibile di parecchi miglioramenti è quindi la comodità di reperimento, di acquisto e di utilizzo. Semplificare al massimo le procedure di acquisto, aumentandone la sicurezza e l’affidabilità, potenziare la propria infrastruttura in termini di banda e di velocità, in modo da diventare competitivi contro l’agilità dei *torrent, creare nuove possibilità di utilizzo “fair” dei contenuti acquistati; sono tutti campi nei quali chi vende potrebbe cercare di migliorare, per competere il più possibile con il P2P illegale.

La prima cosa che mi viene in mente è aggiungere gradi di libertà a chi ha affittato un film: permettere di guardarlo più volte, per un arco di tempo maggiore, permettere di passare all’acquisto con facilità ed in modo conveniente. Mi spiego: se affitto un film verso i miei 3,99 (per esempio), e lo guardo; difficilmente lo affitterò nuovamente, anche se mi è piaciuto, però se è davvero bello, potrebbe diventare una di quelle opere che desidero avere nella mia videoteca personale, allora mi piacerebbe che con 1,99 aggiuntivi (mi invento i numeri, è un esempio), il venditore “sbloccasse” i lucchetti DRM dal film e me lo vendesse per sempre, con la libertà di farne copie diverse per supporti diversi.

E poi cos’è questa smania di prezzare diversamente i film a seconda della qualità a cui me li affitti? I costi di produzione, gestione e vendita del film sono gli stessi (lo storage è ininfluente), indipendentemente dal fatto che io affitti/acquisti la versione normale o la HD, quindi perché me lo devi far pagare diversamente? Ricordati che domani la copia HD sarà disponibile sul P2P, non è meglio che tu me la affitti/venda oggi ad un prezzo equo? E poi se io la guardo sullo schermo (scandaloso) dell’iPod nano, cosa fai? Me la regali, allora. O magari potresti venire a casa mia e farmi pagare in base ai pollici del mio televisore o alla qualità del mio impianto. Non mi sembra sostenibile.

Inoltre, come dice sempre chi si occupa di sicurezza: “never trust the client”; una volta che il contenuto è sul mio disco fisso, tutti i lucchetti che ci puoi mettere sono destinati a essere sbloccati, è sempre stato così. Se diventa troppo difficile usufruire dei contenuti che tu cerchi di vendermi, io li vado a cercare altrove. E’ la solita questione delle protezioni troppo strette che finiscono per danneggiare solo le persone che cercano di essere oneste.

Il mercato della musica sta cambiando e la tecnologia va avanti, non è escluso che tra qualche tempo si potrà fare a meno delle grandi case di produzione anche per produrre film di un certo rilievo. Non è detto che il modello distributivo diretto e frammentato sia il migliore possibile o che sia quello destinato per forza a prevalere, ma quasi certamente l’attuale non è destinato a durare, perché è sempre meno sostenibile. Come al solito, chi si adatta sopravvive, i dinosauri sono destinati all’estinzione.

Tags: , ,

28 Commenti

Marco Cattaneo | #

Condivido sostanzialmente tutto ciò che hai scritto.
Sono sicuramente un utente di opere musicali e cinematografiche atipico, che non scarica una canzone o un film da P2P da anni e che é felice di pagare ciò che, per qualità e immediatezza, può fornirmi solo l’iTunes Store.
Quando il meccanismo di ricerca, acquisto, trasferimento, archiviazione e playback (su differenti dispositivi) é fluido e impeccabile come nel caso della piattaforma Apple, non c’é ragione per “sbattersi” per trovarlo altrove, nemmeno se si tratt del prezzo. Se si va a vedere, difficilmente si trovano più di due o tre dischi da comprare nell’arco di un mese (quando va bene!) e la spesa, nel caso specifico, é davvero contenuta (e offre, oltre alla qualità del prodotto, anche l’immediatezza e la fluidità di cui parlavo sopra, per me impareggiabile).

Non concordo sull’allineamento di prezzi per contenuti di qualità differente: se una versione low-res può consentirmi di risparmiare qualche soldo, volentieri preferisco poter scegliere (anche se personalmente sceglierò la versione HD anche non potendola sfruttare adeguatamente ORA) – diversamente il prezzo medio sarebbe superiore all’attuale minimo :)

vanz | #

d’accordo, naturalmente, ma resto convinto che la soluzione che proponi valga solo nel medio periodo, cioè quello necessario a fare un passaggio culturale che a mio parere è inevitabile. il passaggio è quello dal considerare la riproduzione dell’opera d’arte come un singolo prodotto (una scatoletta di tonno, per dire: paghi ogni volta che lo mangi) a considerarla un servizio a cui attingere, come la fornitura d’acqua: paghi ogni 2 mesi. anzi, neanche come l’acqua, il cui costo mensile dipende dall’utilizzo: come l’abbonamento ai mezzi pubblici.

la formula all-you-can eat con un canone annuo fisso a mio parere resta l’unica vera strategia che possa competere con la comodità del p2p, e ha un altro vantaggio importantissimo: può garantire che quello che pago vada effettivamente (e direttamente) agli artisti che ascolto.

ovviamente la tecnologia che deve gestire questa cosa è tutta da inventare, ma inventare tecnologie è l’ultimo dei problemi. inoltre, è già stato fatto con i diritti forfettari (o a borderò) che i locali e le radio pagano tramite la siae.

Francesco | #

E’ un po’ come il software, tempo fa ho avuto necessità di usare un famoso programma per il ripristino di dati da HD danneggiato…ho scaricato la demo, l’ho avviata e mi ha detto per filo e per segno cosa avrei recuperato e cosa no.
Soddisfatto di quello che mi serviva ho pagato pochi dollari (20-30?) per la chiave di sblocco e l’ho usato.
Secondo me la chiave della questione sta tutta qui:provi, se fa per te compri, a prezzo umano…
Un collega mi ha detto:”ma perchè non lo scarichi???”…senza parole….troppa gente scarica tonnellate di gb di musica e programmi solo per il gusto di fare i furbi… poi sfido chiunque a dirmi che userà tutto quello che scarica!
E’ una mentelità secondo me tutta italiana, facciamo una battaglia per liberare la banda da un’utilizzo irresponsabile!!
:-)

Fringe | #

Condivido quasi tutto.

Sulla fruizione dell’opera cinematografica bisognerebbe ricordare che andare a cinema e’ faticoso oltre che carissimo (in proporzione con il noleggio legale).
A Napoli, poi, le sale sono disastrose.

Aggiungo che i circuiti P2P hanno a disposizione cose non reperibili se non con la cara vendita, magari da uno store estero.
E per vedermi un film che non so se mi interessa mi sembra scomodo.
La leva principale e’ anche qui economica. Ma da quest’orecchio nessuno ci sente.

Dario Salvelli | #

Ci sarebbe tanto da dire,ho scritto diversi post nell’argomento perchè è davvero molto interessante. Innanzitutto: sai che c’è la possibilità di chiedere il rimborso del biglietto al cinema per gli spot pubblicitari? Ecco il link: http://www.aduc.it/dyn/sosonline/modulistica/modu_mostra.php?Scheda=131836

Pochi ne hanno parlato ma ultimamente è uscita l’hit parade dei brani più scaricati nel 2007 (http://www.dariosalvelli.com/2008/01/musicbabel-2007-i-brani-piu-scaricati) mentre Wired tempo fa stilò anch’egli una classifica del genere (http://www.dariosalvelli.com/2007/12/il-meglio-dei-blog-e-del-peer-to-peer-nel-2007) ma riguardo proprio al p2p (scusami per le autocitazioni ma è per non ripetere ragionamenti che ho già fatto).

Sempre riguardo il settore dell’industria discografica l’Economist ha fatto un analisi interessante:

http://www.economist.com/business/displaystory.cfm?story_id=10498664

A mio avviso bisogna distinguere dal tipo di opere dunque quelle musicali ed i film: per la musica a mio avviso sarebbe interessante anche fornire una “demo” del Cd in maniera free chiusa ad un solo ascolto. Se la vuoi acquistare poi paghi e te la tieni.
Per quanto riguarda i film invece il discorso è diverso proprio per quella maggiore banda sensoriale e per le diverse qualità e fattori (risoluzione, hd, disponibilità sottotitoli, contenuti speciali) che tutt’ora si pagano forse anche perchè ancora non tutti dispongono di un lcd, un televisore hd, un media center. Il p2p è difficile da battere perchè ha anche un catalogo potenzialmente infinito e dunque non ha limiti di tempo: sono queste due cose ed il problema del copyright (e del suo costo)che le major dovranno affrontare nel minor tempo possibile, cercando di non essere dinosauri.

oscar | #

andrea ci sarebbero tante cose da dire ma voglio sottolineare una che hai riportato: la comodità.

Ti porto la mia personale esperienza. Ho preso il mio primo mac nel marzo dell’anno appena passato. E ho conosciuto iTunes. Sapevo benissimo cos’era prima per carità ma sui mac, come dire, è più integrato e si fa conoscere meglio.

Ma al di là di questo aspetto, che può essere soggettivo, spesso mi è capitato di acquistare una o più canzoni a 0.99 e dirmi “ma che cavolo la pago se la posso avere gratis?” e poi però mi rispondo “beh però il prezzo mi sembra un prezzo quasi giusto e poi ho subito la canzone in due secondi e ho la cover e tutto a posto”. Non che con fastweb ci si metta più di 30 secondi massimo per scaricarsi una canzone ma la comodità di avere qualcosa subito, a posto, e in maniera legale mi fa stare meglio.

Così anche per i film, al di là del discorso dei prezzi che fai (il fatto del dollaro in più è una cosa chiaramente commerciale da un lato ma anche di marketing per far prendere piede al mercato che sarà imho), dicevo al di là dei prezzi, che in linea di massima mi sembrano (anche qui quasi) giusti, se per natale arriva la possibilità di “rentare” movie anche da noi e se i prezzi della apple tv diventeranno 229 299 come in usa io, oscar, sarò il primo a correre a prendere l’aggeggio da salotto del sacerdote, perchè so che avrò un servizio e dei contenuti che altrove, nemmeno sul p2p, posso avere.

Il tempo delle 24ore è limitato? può essere, ma come inizio non c’è male. Speriamo che questo inizio inizi presto anche da noi :)

Luca | #

anni fa su una rivista informatica lessi di una “macchina” presso i venditori di dischi che in tempo reale stampava cd e copertina in modo da poter risparmiare molto sui costi generali, ma alla fine non se ne fece nulla almeno per il grande pubblico, credo invece che tutte le major siano in un momento confusionale ognuno vorrebbe trovare l’idea geniale alla Job, o alla Gates, per fare un sacco di soldi ma per ora hanno prodotto solo problematiche di lettura ai supporti e altre amenità varie…….non concordo invece sul prezzo della qualità…anche nei libri ci sono le edizioni economiche e c’è chi li sceglie

Enrico | #

“I motivi sono sempre i soliti e riguardano, come dice giustamente Vanz, la maggiore “banda sensoriale” necessaria per guardare un film, rispetto ad ascoltare musica.”

Su questo punto, mi permetto di non essere totalmente d’accordo.
Per leggere un libro è necessaria una “banda sensoriale” inferiore rispetto al guardare un film, ma credo capiti ancor più raramente che un libro lo si rilegge per intero più di una volta.
La vera differenza sta secondo me altrove: un film ha una sua struttura, un filo conduttore, ha un inizio ed una fine ed una durata caratteristica.
Lo scopo è appunto arrivare alla fine, alla conclusione della storia.
Per un brano musicale non c’è uno scopo simile; si ascolta perchè si gode nell’ascoltarlo, dall’inizio alla fine.
Inoltre il brano musicale è generalmente breve.
Per cui si può riprodurre il godimento derivante dall’ascolto in modo generalmente più…agile.
Per riprovare il godimento della visione di un film, è quasi sempre necessario vederlo dall’inizio alla fine (=avere a disposizione il tempo necessario per vederlo tutto).
A dimostrazione di questa tesi, è possibile ipotizzare che anche a chi non è solito rivedere più volte uno stesso film, capiterà molto più frequentemente di visionare più un breve filmato su Youtube, o uno scetch, o un corto.
Sbaglio?

@Marco Cattaneo
“e che é felice di pagare ciò che, per qualità e immediatezza, può fornirmi solo l’iTunes Store.”
Grazie al Cielo, <a href=”http://www.folblog.it/index.php/amazon-insidia-itunes-music-store/”non SOLO l’iTunes Store

@Dario Savelli
“per la musica a mio avviso sarebbe interessante anche fornire una “demo” del Cd in maniera free chiusa ad un solo ascolto. Se la vuoi acquistare poi paghi e te la tieni.”

Mi pare che sia già così, brano per brano.
La differenza è che la limitazione non è nel numero di fruizioni demo, ma nel far ascoltare solo alcuni secondi (di solito una 30ina) del brano che interessa.

Considerazioni finali
Il P2P dei furbi, è vero, è difficile da sconfiggere.
Pensare di rendere acquistabili in modo permanente disponibili film interi in modo comodo ed economico secondo me rischia di dare maggior linfa al fenomento (pensate, non occorre nemmeno stare li a rippare il DVD o a sincronizzare audio!).
L’unica soluzione che vedo al momento è il noleggio di un numero grandissimo a prezzi veramente competitivi, in modo che non abbia più senso ne’ sbattersi per diffonderli ne’ per scaricarli.
Non so quanti siano coloro che amano acquistare DVD per la propria videoteca personale, ma mi pare di intuire che siano una piccola %.
Quella tipologia di utenti continuerà a voler acquistare il film.
Ma anche per queste persone, se il noleggio del film fosse comodo ed economico, e se fossero spinti da autentica passione per alcuni film e non fossero invece mossi da spinte esibizioniste (“guarda che bella collezione di video che mi ritrovo”), il noleggio continuerebbe ad essere l’alternativa migliore: basterebbe poter marcare alcuni film come “preferiti” in modo da poterne fruire nuovamente in modo molto rapido.
Ora il P2Per (passatemi il neologismo) colleziona film scaricati soprattutto per avere più potere di scambio, più che per poterli rivedere varie volte.

claudio | #

Ho l’impressione che in questo post ci ritroviamo in tanti fra quelli che pagherebbero una cifra ragionevole, in maniera semplice, per prodotti di qualita’ se non ci fossero catene al collo.

E tutti noi non capiamo perche’ non vogliono i nostri danari… Puzzeranno?

Casualmente un paio di giorni prima di questo post avevo esternato simili dubbi partendo dal considerare che forse i discografici avevano fatto tutto cio’ che era in loro potere per ottenere la situazione odierna che tanto odiano.

Per chi vuole sacrificarsi nella lettura del mio delirio, troppo lungo per incollarlo qui.

http://allarovescia.blogspot.com/2008/01/download-illegali-chi-li-vuole.html

Max | #

Condivido APPIENO sul versante semplicità: compro volentieri da itunestore solo dove è possibile comperare senza DRM. Altrimenti – visto che 1 mac in ufficio + 1 a casa + ipod in auto + ipod della fidanzata …… come me li trasporto i file che ho legalmente acquistato ?

NON CONDIVIDO la differenza tra musica e film … perché non li vedo una sola volta…. se avessi la possibilità di comperare ( DRM Free ovviamente !!! ) dalla rete un film di JamesBond o di Guerre Stellari o di che ne so lo riguarderei sicuramente 10 volte.

Magari lo presterei ad un amico (troppo pigro anche per accedere il PC e scaricarsi quello tarocco) e che mai lo andrebbe nemmeno a noleggiare…

Magari se avessi venti film così prenderei anche l’HardWare per connetterlo alla televisione… e se vi fosse un sistema SEMPLICE di scaricarmi un film comodamente sul divano per vederlo SENZA SPOT allora valuterei di spendere anche 5 euro… non certo per un film del cavolo tipo il film di Natale di Pieraccioni o di Vanzina….

E per chiudere … quanti davvero ascoltano i film in lingua originale ?
io faccio MOLTA MOLTA fatica… non so se acquisterei come oggi senza la traduzione….
VOI ?

Giulio | #

Non capisco niente di quello che scrivi ma ho scoperto che sei uno dei blogger più importante d’Italia. Complimenti ciao
Giulio

Andrea | #

@vanz: sarebbe bello ma temo che non riusciranno mai a mettersi d’accordo. E una SuperSIAE? La vedo dura…
@Luca: i prezzi dei libri sono diversificati ma c’è comunque un costo di produzione diverso (anche se non giustifica tutta la differenza), per i film non è vero, il prodotto è unico ed in altissima definizione.
@Enrico: se rileggi quello che ho scritto e quello che hai scritto tu, vedrai che sono la stessa cosa: “più banda sensoriale”.
@Max: io se posso guardo solo film in inglese, mi piace di più.

Alessandro | #

Se fosse per la SIAEE, si dovrebbe sempre pagare anche quando rivedi un film comprato legalmente…

NeoArgo | #

be.. per la musica ci sarebbre l’idea partirita dai radiohead venderè il loro disco in formato mp3 con un asta… si potrebbe fare lo stesso per il film, ma secondo me il motivo principale,che impedirà questo ragionamento è il fattore che devono guadagnarci un bordello di soldi.
Il punto è rimadisco finchè il tutto è affidato alla major americane,tutto resterà cosi come è ora.
per il psp è qualcosa ormai radicato dentro ognuno di noi è difficilmente cambierà e non penso sia solo una questione italiana, ma globale

oscar | #

Neoargo

L’idea dei radiohead è stata tanto innovativa quanto fallimentare. Non a caso ora li trovi su iTunes.

Il problema è che non basta fare qualcosa di diverso, andare senza etichetta e mettersi in proprio, Bisogna anche vedere COME fai quel qualcosa di diverso.

Esempio:

esempio.

I radiohead con quel metodo dell’offerta a scelta (anche 0.00) hanno fallito. Lo dicono i numeri.

Invece c’è un cantante meno famoso di cui adesso purtroppo non ricordo il nome e non ho il link che ha messo in vendita solo online il suo album. Però ha optato per un metodo diverso: cioè mettere gratuita la versione in qualità scadente. Mentre ha messo a pagamento con un prezzo prefissato da lui la qualità migliore. E a quanto leggevo sta andando più che bene.

Smeerch | #

Da sottoscrivere in toto, Andrea.

Federico Fasce | #

Ovviamente sottoscrivo tutto.
E non concordo con chi ancora si ostina a sostenere che l’operazione Radiohead sia stata fallimentare. Anche tralasciando il fatto che chi ha scelto di pagare zero non ha portato l’album a casa gratis, ma pagando un contributo di 45 pence.

I numeri parlano in modo molto diverso. L’esperimento ha funzionato, e bene.

Dario Salvelli | #

@Enrico: Certo che lo fanno già ma intendevo per “demo” proprio l’andare oltre il muro dei 30 secondi per il copyright. Altrimenti è preview. :-)

tostoini | #

Oltretutto il p2p ha dalla sua anche un alto vantaggio: la reperibilità dei materiali. Se io cerco di noleggiare o acquistare un dvd di un qualsivoglia film non proprio di recente uscita, mi va già bene che il commesso non mi prenda a pernacchie, e considerato che in genere preferirei dare i miei soldi a un film che mi dia qualcosa piuttosto che all’ultimo film in cui tutto ciò che si muove esplode durante un funambolico inseguimento, già le alternative legali perdono molta attrattiva.
Idem per la musica: acquistare un cd di un autore mediamente sconosciuto implica attese di settimane. A quel punto preferisco scaricare, ascoltare, e se l’autore o il gruppo merita pagherò per vedere il concerto e per acquistare il cd.

oscar | #

federico fasce

No l’esperimento non ha funzionato bene, altrimenti ora i radiohead non starebbero su iTunes. Ti lascio un link con i dati.

http://www.macitynet.it/ipodnet/aA30062/index.shtml

tostoini

tra iTunes e amazon è difficile che non trovi qualcosa, a meno che tu non stia cercando i celloman

oscar | #

federico fasce

mi sembrava di averlo già scritto ma comunque guarda qua.
Il fallimento dei radiohead è nei numeri.

http://www.macitynet.it/ipodnet/aA30062/index.shtml

testoini

su amazon e iTunes trovi di tutto quindi quello che dici imho non regge, e serve solo per sembrare che si scarica da p2p perchè “non ti lasciano scelta”.

raffa | #

Una considerazione sul prodotto:
da anni si parla di come pagare e nel frattempo il prodotto, sia audio che video, perde di valore.
Sinceramente credo che dovrebbero aprire un ufficio rimborsi per rifondere il costo dei cd e dvd masterizzati.
Che si inizi a far musica evitando le ribollite “The best” “Live” e “…con una traccia inedita”.

oscar | #

andrea beggi

scusa il doppio post ma tornato dopo un’ora non so perchè ma non me lo faceva vedere..quindi pensavo non l’avesse messo..scusa

Salvatore Lembo | #

Volevo Farti i sinceri complimenti per il tuo blog!
bello bello bello..
Salvatore da Torino

vipera76 | #

Sono destinata a una rapida estinzione, mi sa :-D

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>