Andrea Beggi

No one told you when to run, you missed the starting gun.

Di tecnologia, di donne geek, di condivisione e di espressione

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Tra qualche giorno ci sarà la GGD, una cena/evento dedicata alle donne geek alla quale ho avuto la fortuna ed il piacere di essere invitato in qualità di “esemplare” maschio, assieme ad un’altra ventina di uomini. Sebbene la definizione di geek identifichi diverse categorie di persone, le definizioni sulle quali sto riflettendo in questi giorni sono:

“A person who is interested in technology, especially computing and new media. Most geeks are adept with computers, and treat the term hacker as a term of respect, but not all are hackers themselves.”

e

“A person with a devotion to something in a way that places him or her outside the mainstream. This could be due to the intensity, depth, or subject of their interest.”

Da sempre sogno un mondo in cui non si senta il bisogno di una festa della donna; allo stesso modo mi piacerebbe vivere in un contesto nel quale un evento del genere non avesse senso: la passione per la tecnologia e la voglia di coltivare interessi non sono correlate al sesso: è un vecchio cliché culturale che non ha nessuna ragione di esistere. Le peculiari diversità tra uomo e donna non hanno nulla a che fare con l’uso della tecnologia, che è un mezzo abilitante per esprimersi, sfruttare al meglio le proprie potenzialità e migliorare la qualità della vita, né con la capacità di osservare la realtà in modo anticonformista e innovatore.

Il tema della cena di quest’anno è: “Come una donna può imparare a proporsi: Network. Share. Empower.” Per una serie di ragioni storiche e culturali, legate alla rigida assegnazione dei ruoli all’interno della società, nel passato le donne geek erano una rarità; fortunatamente le cose sono migliorate parecchio negli ultimi tempi, e non dispero che nel giro di pochi decenni (anni?) le GGD si svuotino del loro significato originale. Mia figlia ha 4,5 anni e mi rallegro ogni giorno nel constatare la naturalezza con la quale si rapporta con la tecnologia, e la sua curiosità verso il mondo che cerco di stimolare in ogni modo.

Rimangono comunque parecchi margini di miglioramento, e una certa visione “distorta” sembra confermarlo: ad esempio prendere un navigatore satellitare, verniciarlo di rosa e proporlo come “tecnologia per donne” mi sembra una grande stupidaggine. E molta tecnologia è considerata “per uomini” perché pensata da uomini in modo troppo maschile, mentre avremmo solo da imparare dalle donne: l’approccio molto più pratico alle cose, il rifuggere dai tecnicismi fini a sé stessi, la ricerca della semplicità, sono tutti campi nei quali le signore ci surclassano a mani basse; sono convinto che il consumo di tecnologia delle donne sia limitato dall’approccio “maschile” che permea diversi ambiti.

E quando la tecnologia diventa veramente pervasiva, e si diffonde senza distinzioni di sesso, età, ceto sociale, è allora che succedono le cose più belle. L’ultima donna geek che ho conosciuto si chiama Blanca, e ha scattato una bellissima serie di foto al Barcamp di Torino. Tante delle immagini ritraggono persone dagli occhi sorridenti, viste dalla prospettiva di una bimba di sei anni. Non si tratta solo di maneggiare una fotocamera con disinvoltura, ma anche dell’atteggiamento di curiosità e voglia di scoprire che ho visto in Blanca e che vedo tutti i giorni in Beatrice. Il set è stato visto ad oggi da 243 persone ha avuto ad oggi 800 views, ed è composto da quasi cento fotografie. E io rifletto e mi chiedo come avrebbe fatto fino a pochi anni fa una bimba di sei (sei!) anni a comunicare le proprie emozioni ed il proprio punto di vista ad un numero così alto di persone, essendo ascoltata e non considerata con sufficienza. Tutto questo non può fare altro che generare un circolo virtuoso che incoraggia sempre di più le persone alla curiosità, alla ricerca ed alla condivisione delle proprie idee.

Proprio questo aspetto “abilitante” è il punto chiave che deve spingere le donne a utilizzare sempre meglio (e a cercare di migliorare) la tecnologia: più utenza femminile spingerà il mercato verso prodotti migliori, non viziati dalla ricerca della prestazione fine a se stessa (maschile!), dalla ricerca della “potenza” ad ogni costo (maschile!), dall’ossessione per le centinaia di inutili funzioni (maschili!) che riempono gli oggetti tecnologici pensati con troppo testosterone in circolo. Passare dalla filosofia dell’”aggiungo un tasto e quindi una funzione” a “tolgo un tasto e aggiungo usabilità”. Ecco, se dovessi fare una analogia direi che l’usabilità è “femminile” nel senso più bello e positivo del termine. Il recente successo del piccolo Asus eeePC, accolto con entusiasmo da molte donne, ne è la prova lampante.

Ed anche il mondo del lavoro, che dovrebbe considerare le persone per il loro valore e non per i cromosomi, soffre di forte miopia culturale: i ruoli sono ancora troppo stereotipati, con il risultato che si trovano meno donne che lavorano con ruoli strettamente a contatto con la tecnologia, e quelle che si incontrano sono spesso ad un livello più elevato dei loro omologhi maschili, probabilmente per la difficoltà ad emergere in un ambiente che ha ancora troppi pregiudizi, secondo me.

La condivisione delle idee, lo scambio di informazioni, la curiosità e l’interesse verso le cose diverse da noi e lontane in termini spaziali e culturali fanno progredire la civiltà e sono la base per la tolleranza ed il rispetto delle altre persone; e le donne possono fare tanto per migliorare le cose. Se ci si pensa, empatia, condivisione, contaminazione culturale, sono il contrario della violenza, dell’odio, dell’incomprensione e dell’ignoranza, che sono i peggiori mali che affliggono l’umanità.

Network: creare una rete di rapporti sociali e personali che facilitino la circolazione delle idee e promuovano il rispetto, la considerazione e l’avvicinamento alla tecnologia delle donne.

Share: Condividere le proprie esperienze e le proprie idee per spianare la strada ad altre donne, magari meno fortunate, facenti parte di fasce deboli della società, o svantaggiate dal punto di vista economico e culturale. Nello stesso tempo, promuovere la condivisione e la circolazione delle idee per alimentare quel circolo virtuoso dal quale tutti, anche gli uomini, traggono beneficio.

Empower: fornire i mezzi e gli strumenti abilitanti per dare la possibilità alle donne di raggiungere la vera emancipazione dai pregiudizi, e facilitare l’espressione e la diffusione delle proprie idee.

(Although it is a contemporary buzzword, the word empower is not new, having arisen in the mid-17th century with the legalistic meaning “to invest with authority, authorize.” Shortly thereafter it began to be used with an infinitive in a more general way meaning “to enable or permit.” Both of these uses survive today but have been overpowered by the word’s use in politics and pop psychology. Its modern use originated in the civil rights movement, which sought political empowerment for its followers. The word was then taken up by the women’s movement, and its appeal has not flagged. Since people of all political persuasions have a need for a word that makes their constituents feel that they are or are about to become more in control of their destinies, empower has been adopted by conservatives as well as social reformers.) Fonte

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32 Commenti

Ilaria | #

Domanda provocatoria: Non è altrettanto stereotipante, però, definire “testosteronica” la ricerca della prestazione e della potenza, e “femminile” la ricerca della semplicità? Esistono davvero questi archetipi, o sono costrutti culturali? La superiorità di una tecnologia efficace + usabile su una inutilmente complessa (efficace ma non usabile) non è autoevidente per qualunque essere umano dotato di raziocinio? Non credo ci sia bisogno di farselo spiegare da una donna.

Poi, io non faccio testo, perché in casi del genere mi riconosco sempre più negli stereotipi maschili che in quelli femminili; ma io direi che se davvero siamo tutti uguali, allora abbiamo bisogno delle stesse tecnologie. Credo che, più che di “nature”, maschile e femminile, si tratti di “fasi”: quando si sviluppa una tecnologia è naturale che si cerchi di condurla al suo massimo potenziale, complicandola con nuove funzioni e sperimentandone gli usi possibili (pensiamo ai telefonini); poi subentra una fase di “riflessione”, diciamo così, in cui si cerca di temperare la ricerca del nuovo a tutti i costi con la ricerca di un equilibrio che tenga conto anche dell’usabilità. Che però queste due fasi abbiano in sé qualcosa di intrinsecamente “maschile” e “femminile”, a me non pare proprio. (My 2 cents, ça va sans dire.)

nick | #

domani prendo un giorno di ferie e leggo il post

Andrea | #

Ehm, come al solito non riesco a spiegarmi bene. Quello che intendevo dire è che l’approccio “femminile” nel senso che ho descritto, è spesso portatore di miglioramenti.
E non a caso anche tu identifichi la fase “matura” della tecnologia con la semplicità e l’usabilità.
Non ne facevo una questione di “intrinsecamente” femminile o maschile, ma solo di approccio. Che tutti noi abbiamo bisogno di una sola tecnologia a prescindere dal sesso, è mia fortissima convinzione e credevo si capisse bene dal post.
Accidenti.

Ilaria | #

Credo di aver capito bene, quindi forse sono io a non essermi spiegata; tu dici comunque che esistono un “approccio maschile” o mascolino, o testosteronico alla tecnologia, e un approccio femminile. Ecco, questo mi lascia perplessa. Che si tratti di approccio o di “natura”, non sottilizziamo troppo sui termini; solo, non capisco perché tu definisci l’approccio “migliore” o “più maturo” un approccio femminile. Questo continua a sfuggirmi. :)

Andrea | #

Ma perché io preferisco una tecnologia semplice, per tutti, usabile, che non crei problemi e non complichi la vita. Non mi servono surrogati del pene. E’ una mia opinione, naturalmente.
Ad esempio: meglio un CMS, meglio WordPress, che scrivere direttamente codice HTML, no? WordPress dà a più persone la possibilità di esprimersi, senza necessariamente richiedere competenze avanzate. WordPress è più “maturo” dell’HTML quando si tratta di espressione.

Ilaria | #

Ma perché mai WordPress sarebbe più femminile?

Perché, correggimi se sbaglio, dal tuo post io traggo l’impressione che la tecnologia più semplice e usabile risulta da quell’approccio che tu chiami femminile, o no?

(A parte il fatto che semmai dovrei essere io, femmina, ad avere più bisogno di un surrogato del pene, no? :P )

Andrea | #

Non intendo dire che sia femminile, ma più maturo. Una maturità tecnologica che si raggiunge seguendo un percorso che le donne fanno molto più naturalmente dell’uomo (che a volte ha bisogno lui, di un surrogato del pene).
Spesso osservo donne che si rapportano in modo diverso con la tecnologia rispetto agli uomini. E osservandole capisco ed imparo cose che mi aiutano a capire meglio come dovrebbe essere veramente la tecnologia per tutti.
Non c’è nessun intento discriminatorio: io voglio *imparare* cose nuove, voglio *confrontarmi* con punti di vista diversi dai miei.
(Lo sapevo che mi stavo avventurando in un campo minato, sono già tutto sudato.)

Ilaria | #

Io invece osservo sempre più spesso donne che – forse a causa dei limiti culturali e politici che tu giustamente sottolinei – fanno molta più fatica degli uomini. Semplicemente, non ho mai osservato questa maggiore naturalezza.

Smetti pure di sudare: io sono sicuramente molto meno femminista di te. Anzi, non lo sono affatto, e per questo temo di scoprire che esiste davvero un “approccio femminile” alla tecnologia: perché se esistesse potrebbe costituire un limite. Evidentemente sono io a essermi espressa male, perché non solo non ti contesto alcun intento discriminatorio, ma anzi condivido la quasi totalità del tuo post, ed è per questo che non condivido iniziative come il FemCamp o la GGD (oltre al fatto che non mi troverei a mio agio in compagnia di sole donne o quasi). Perciò ho esordito dicendo che la mia domanda era provocatoria. In realtà a me ha fatto molto piacere, stasera, trovare nel mio feedreader un uomo che la pensa esattamente come me sulla GGD. Immagino che molte altre donne la penseranno diversamente, e sarebbe interessante sentire perché.

Mitì | #

…ho una sorta di déja-vu. Remember Bologna? ;-D*

LaLui | #

Sarà che sono in un periodo un po’ così, ma quasi mi scendono i lacrimoni ;-)
E tornando all’argomento, credo che l’intendo della GGD sia proprio riassunto nell’argomento della serata. Che hai spiegato magnificamente.
Notte.

elena | #

Andrea, a te le esperienze passate non t’insegnano nulla, eh :D
Di una cosa non devi parlare e tu zaaaac ci caschi sempre!
Comunque bel post, tutto vero. Trovo che ci sia una vera difficoltà a capire quali siano gli elementi che stimolano le consumatrici, e grossa confusione che genera brillantini e rosa pastello in ogni dove, quando invece noi abbiamo bisogno di altro.
Il passaggio sull’asus mi suona familiare :P

wolly | #

sottoscrivo in pieno il tuo post e i commenti di Ilaria.

ciao

Sara Maternini | #

Il post mi è piaciuto molto, forse perchè la penso anch’io così…
Ma io sono femminista e orgogliosa di esserlo, perciò non faccio testo! :)
ah, e ovviamente femminista non è più equiparabile a quello che si pensava negli ’60: lungi da me “odiare” gli uomini o volere una società solo al femminile, per carità: viva la diversità!
Solo che in questa diversità vorrei vedere una parità di opportunità che, palesemente, oggi ancora non c’è… E chiunque pensi di vederla si nasconde solo dietro a un dito…
Grazie per lo stupendo post! :)

susan - pm10 | #

ieri sera ero in chat con Andrea, egli ho detto che ero molto stanca e che non sapevo se sarei riuscita a leggere il suo lungo post.
ora che l’ho letto posso non solo dire che è un gran bel post, molto equilibrato, e senza fanatismi – perché la GGD non è per pazze fanatiche, sia chiaro, ma per donne che vedono il mondo reale con disincanto – e che non c’è una sola virgola che non mi sento di condividere e sottolineare.

ne parlo un po anche a casa mia:
http://www.pm-10.net/girl-geek-dinners-andrea-beggi-da-il-suo-punto-di-vista/

Keper | #

Andrea cadi in una trappola subdola quando dichiarando (a ragione) che vorresti una società in cui le diseguaglianze tra uomini e donne non ci siano più, prosegui indicando certe caratteristiche esclusivamente maschili e femminili.
E’ meglio definirle stupide o intelligenti, spogliandole da una caratteristica prettamente sessuale, altrimenti infici ciò che affermi cadendo nella diseguaglianza al contrario.

Per il resto capisco l’intento del post, ne condivido pienamente il senso e il desiderio di esprimere concetti molto delicati, ma non riesco a condividerne in pieno la forma.

Andrea | #

Io non voglio che tutti siano uguali, io voglio che nessuno sia discriminato. Le diversità tra uomo e donna ci sono e ci devono essere.
E non si tratta di intelligenza o stupidità, ma di un diverso approccio. E spesso l’approccio femminile (dettato dall’essere donna – diversa dall’uomo) è migliore, secondo me.

susan - pm10 | #

vedete, non si vuole essere uguali, perchè non siamo uguali.
Si chiede di avere pari opportunità , pari possibilità e pari trattamento.

Ilaria | #

E io invece continuo a pensare che siamo uguali, e sapevo bene che avrei incontrato il dissenso di alcune donne. Continuo a pensare che l’approccio alla tecnologia – e a qualunque altra cosa – non sia determinato dai cromosomi, e che qualsiasi differenza nell’”approccio” sia di origine culturale e storica.

(Altrimenti dovrei proprio trarne la conclusione di essere un maschio mancato. Beh, poco male. Ci sarebbe un lungo discorso da fare sul fatto che il mondo non è nettamente diviso in maschi e femmine, che le identità di genere sono molteplici e sfumate… ma non vorrei andare fuori tema.)

Andrea | #

Adesso la faccio io una domanda provocatoria:
Il comportamento diverso tra uomo e donna è dovuto a differenze genetiche: la differenza di reazione di fronte a stimoli diversi è impressa nei geni, perché la funzione della femmina è diversa da quella del maschio dal punto di vista evolutivo e di continuazione della specie.
Non sarà proprio il voler a tutti i costi essere uguali il condizionamento culturale?
Sul fatto che le cose non sono nero o bianco ma infinite sfumature di grigio hai perfettamente ragione, ma non è che io mi senta in grado di affrontare così su due piedi tutti i grandi argomenti filosofici dell’esistenza. Semplicemente, non ne sono all’altezza; sono solo uno che tenta di far funzionare i computer.

(Grazie per la bella discussione, btw)

xlthlx | #

Andrea, ti voglio tanto bene pero’ te lo devo dire: come disse il mio meraviglioso docente di neurobiologia e genetica, “diffidate sempre di coloro che cercano di spiegare il comportamento con presunte differenze genetiche. un comportamento e’ sempre qualcosa di complesso e fortemente influenzato dall’ambiente, e non e’ spiegabile con la sola differenza genetica”. sei ne sei convinto non ne discuto, ma sappi che quello che dici non e’ dimostrabile.
non scientificamente, perlomeno.
capisco che molta della pessima informazione che e’ stata fatta possa averti portato a pensare cosi’, ma credimi, non c’e’ nulla di vero.
l’unica possibile differenza che sembrava dimostrata e’ una differenza funzionale del cervello, per cui sembrerebbe che le donne usino in contemporanea i due emisferi; tuttavia anche questo e’ stato rimesso in discussione [sempre perche' fattori ambientali possono favorire questa funzionalita', e quindi la differenza statistica potrebbe non essere significativa].
non e’ questione di voler essere tutti uguali, ma di voler proprio essere diversi, senza essere pre-giudicati inutilmente.

Ilaria | #

Grazie a te, e a tutti – la discussione si sta facendo interessante in effetti, però mi pare che stiamo andando molto fuori tema. Neanch’io mi sento in grado di toccare temi filosofici, e infatti non mi pare il caso in questa sede. E’ molto probabile che esistano basi biologiche della differenza sessuale – anche su questo non ho le competenze per giudicare – però resta da vedere quanto incidano su ciò di cui stiamo parlando. In una società complessa, e soprattutto nell’ambito tecnologico di cui ci stiamo occupando, non sono certa che i condizionamenti biologici abbiano più peso di quelli culturali. Per usare WordPress o l’eeePc sfruttiamo abilità cognitive superiori, non istinti né semplici reazioni a stimoli; almeno credo. Resta da capire se c’è differenza tra maschio e femmina (biologicamente intesi) anche in questo. Cioè nel modo in cui usiamo l’intelligenza (meglio: le intelligenze). Non saprei proprio.

Andrea | #

E qui io mi fermo e torno alle reti, perché ho esaurito i miei mezzi….

Keper | #

Mi sono mal spiegato, per mancanza di disuguaglianza intendo la mancanza di disuguaglianza di trattamento ed è ovvio, al di là della pura biologia, che differenze ne esistano.

Non concordo con il miglior approccio delle donne rispetto agli uomini, ci sono uomini e donne pessimi e uomini e donne ottimi. Mi ripeto, qui non ci sono migliori e peggiori, ci sono solo persone che devono essere giudicate in quanto tali ed asessuate.

francesca | #

Vorrei dire ad Ilaria che sono d’accordo con tutti i suoi interventi, e che ha sollevato le stesse obiezioni hce avrei sollevato io.

Dal mio punto di osservazione (sono ingegnere delle telecomunicazioni, sto studiando epr il dottorato) non ho mai avuto modo di rilevare una particolare differenza di approccio alla tecnologia (dal lato degli sviluppatori!) o alla scienza fra maschi e femmine. Ci sono ricercatori bravi e ricercatori meno bravi, equamente ripartiti. Semmai si può dire che le donne siano più motivate, ma questo ha a che fare coi condizionamenti imposti dall’ambiente, e non certo con le caratteristiche del femminino assoluto.

Ma se questo è vero da dentro, cioè dal lato della ‘creazione’ della tecnologia, non vedo perchè non debba esserlo anche dal lato della fruizione della tecnologia stessa. Secondo me non esiste un modo maschile (o femminile) di pensare la tecnologia. Sostenere che una tecnologia più user-oriented sia più femminile è un po’ come sostenere che sia più gialla: non ha alcun senso.

E il fatto che compaiano dei nevigatori satellitari rosa: non è forse vero che ci sono delle automobili che si rivolgono ad un segmento di mercato femminile? Eppure un motore è un motore è un motore: è solo la scatola che cambia. Scandalizzarsi del fatto che un navigatore ‘per signora’ sia lo stesso navigatore, ma laccato di rosa significa ammettere implicitamente che la tecnologia per le femmine deve essere diversa da quella per i maschi.

Perchè, mi chiedo io?

Saluti

fra

Emmyfinegold | #

“mentre avremmo solo da imparare dalle donne: l’approccio molto più pratico alle cose, il rifuggere dai tecnicismi fini a sé stessi, la ricerca della semplicità, sono tutti campi nei quali le signore ci surclassano a mani basse; sono convinto che il consumo di tecnologia delle donne sia limitato dall’approccio “maschile” che permea diversi ambiti.”
Ma le pensi davvero queste stronzate?
Comunque hai ragione, dovevo fare l’infermiera non il medico

Andrea | #

Emmyfinegold: grazie per la critica costruttiva.

Irrisolta | #

Very OT:

Premessa (doverosa) tecnologicamente potrei essere una bionda tinta.

Il mio quesito esistenziale è il seguente:

Nessuno inventa un plug in furbo per esportare post e commenti da Style.it a WordPress???
Vi prego vi prego vi prego…

Irrisolta

http://www.irrisolta.it
http://irrisolta.style.it

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