Andrea Beggi

If you pay peanuts, you get monkeys.

La cena delle ragazze [inserire qui la traduzione di "geek"]

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Girl Geek DinnerBello. Ho trascorso una serata piacevole e stimolante; appena arrivato ho avuto una strana sensazione constatando veramente cosa significhi “essere in minoranza” in un contesto del genere. Di solito non ci faccio caso, dato che normalmente gli uomini sono sempre in numero maggiore; trovarsi per una volta dall’altra parte è stato istruttivo. Nel corso della serata l’atmosfera si è rivelata invece estremamente positiva e rilassata, e mi ha fatto sentire completamente a mio agio, ma confesso che all’inizio mi sono fatto delle domande cercando di capire che aria avrebbe tirato.

Molto buona la formula “no frills”: finalmente assenti proiettori, slide, e tutte le altre robe che disperdono l’attenzione, per favorire la partecipazione ed il focus sul tema dell’evento; non c’era connessione internet e sinceramente non se ne sentiva la mancanza(*). Nessuno aveva un PC, e non c’erano cataste di gadget tecnologici ammassati sui tavoli.

Brevi ma significativi gli interventi: nel blog di GGDI trovate le biografie delle speaker.

Sarah Blow, fondatrice delle Girl Geek Dinner ha introdotto l’evento raccontando come è nata l’idea, e ha spiegato che la partecipazione è aperta anche agli uomini perché “…gli uomini che lavorano nell’IT sono bravi e capaci tanto quanto le donne nell’affrontare i cambiamenti, e più persone cercano un cambiamento, più facile sarà ottenerlo“. Ha esortato le donne a non essere troppo timide e a cercare punti in comune con le altre persone, per rafforzare il più possibile il senso di comunità.

Maz Hardey, ha raccontato come all’inizio della sua carriera si sia resa conto della scarsa rappresentanza di donne in ambienti nei quali avrebbero invece molto da dire e molte innovazioni da portare: “…quello che mancava era il supporto di un network e un ambiente che desse la possibilità alle donne di far sentire la loro voce“.

Barbara Bellini ha proposto di ribaltare il famoso motto del Cluetrain Manifesto, e ha detto: “Le conversazioni sono mercati“, nel senso che ogni volta che si comunica qualcosa, si tenda di “vendere” sé stessi in senso lato, sia professionalmente che dal punto di vista umano. (Lo so che detto così sembra brutto, ma lei lo ha spiegato bene ed il concetto ha una luce positiva). Ha esortato tutti a cercare sempre di esprimersi, di dire qualcosa di sé, perché non si sa mai veramente da dove possano arrivare le opportunità, ed ha raccontato un aneddoto personale a proposito di come la sua vita abbia preso una direzione insperata solo per aver detto qualcosa in un contesto dal quale non si sarebbe aspettata nulla. Ha spiegato come gli strumenti attraverso i quali si comunica siano importanti, e di come ciascuno debba trovare un modo congeniale per esprimersi al meglio. Ha auspicato una “ecologia della comunicazione”, facendo notare che i concetti di notizia e di informazione sono diversi per il contesto temporale al quale sono applicati: notizia è comunicare cosa è successo ieri, informazione è saperlo tra un anno.

Molto interessante anche l’intervento di Diana Saraceni che ha parlato di venture capitalism al femminile. Ha raccontato che anche in Italia qualcosa sta cominciando a muoversi, sebbene le cifre in gioco siano di un ordine di grandezza inferiore rispetto a quelle di cui si parla negli Stati Uniti. Un progetto italiano, finanziato da capitali di ventura, italiani può sperare in un investimento iniziale da 100k€ a 500k€, con cui si cerca di “dare la spinta” ad una startup che abbia un brevetto o anche solo un’idea con un abbozzo di business model, fornendo strutture, liquidità per i dipendenti e portando nuovi soci. Nel giro di due/tre anni, se le cose sono andate per il verso giusto, si cercano altri finanziatori e si tenta di fare un altro salto, introducendo altri soci e iniettando altro capitale. Se riesce, spesso l’azienda ha successo, si è fatto innovazione, creato posti di lavoro e i fondatori nel frattempo sono diventati ricchi.

Maria Sebregondi ha raccontato come i taccuini Moleskine godano di grande popolarità presso le donne ed in particolare presso le donne geek, malgrado siano uno strumento “antico”, dicendo come a lei piaccia pensare che rappresentino un po’ l’antesignano dei moderni mezzi di espressione su internet. Poi mi sono distratto ed ho perso la parte più significativa del discorso, cosa della quale mi vergogno e mi scuso :-(.

Nessuno è riuscito a capire se gli uomini fossero effettivamente solo 20 oppure se ci fosse anche qualche imbucato (io uno l’ho visto, ma non lo denuncio!), la sensazione di tante che ci fossero troppi uomini, secondo me dipendeva dal fatto che i maschi erano tutti in piedi e giravano per la sala, mentre io ho visto un paio di tavoli di donne sempre sedute.

A conti fatti mi pare che la serata abbia centrato l’obbiettivo ed il tema che si era proposta, e sono molto contento che parecchie geek abbiano manifestato il loro apprezzamento per quanto avevo scritto a proposito della GGD; l’esperienza è stata molto positiva, a maggio si ripete e spero di poter partecipare anche alla prossima. Complimenti a Luigina Foggetti, Bruna Gardella, Sara Maternini, Lisa Morris, Susan Quercioli, Sara Rosso.

(*) Un altro esempio di quello che intendo per “approccio femminile”: gli uomini (anche io!) si sarebbero preoccupati del wi-fi, delle prese per ricaricare i portatili, del proiettore, dell’acceleratore di particelle e del sequenziatore di DNA all’ingresso. :-D

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15 Commenti

lalui | #

Io mi ero preoccupata del wi-fi, ma le mie socie mi avano quasi assalita ;-)
Grazie per la lucidissima recensione. Sei stato quasi più attento di me :-D

Sara Maternini | #

Il wifi c’era, che qualcuno si è collegato…
Certo che se per anche una sera si rimane offline non muore mica nessuno, eh!
tanto eravamo tutti/e lì! ;)

nadia | #

Certo che se per anche una sera si rimane offline non muore mica nessuno, eh!

Adoro questa lucida logica :)

Dario Salvelli | #

E della bottiglia di vino aggiungerei io: peccato non esserci stato ma sono convinto che in questi incontri debbano esserci più girl possibili. Ma un Man Geek Dinner? Ah no, quelli già ci sono, sono i BarCamp. :P ;)

Luca Sartoni | #

mi spiace contraddirti caro Andrea, ma qualcuno che ha contato gli uomini c’è stato! Io li ho contati e renderò pubblico il risultato entro pochissimi giorni!

Luca Sartoni | #

@Dario Salvelli: dove organizziamo il Man Geek Dinner? in un locale chiamato “Il Canneto”? oppure potremmo chiedere ospitalità alla LIPU…

Dario Salvelli | #

@Luca Sartoni: “Temo” che un MGD rischi per diventare un MGParty. Però seppure sia omofobico alla LIPU preferirei “Il canneto”.

Tiziana | #

Al wi-fi non avevo neanche pensato! C’erano così tante persone interessanti con cui chiacchierare “dal vivo”…

baldo | #

Invidia… provo solo quella… mentre penso a come attivarmi per farmi invitare/ imbucarmi alla prossima, vosti gli argonìmenti posso solo dire che dev’essere stata una bella serata (e per una volta non mi riferisco solo alla compagna :)

wolly | #

Da dei bloggers mi aspetterei di tutto ma, andare ad una cena fashion con il portatile e collegarsi l’avrei trovato un pochino da sfigati :-)

Un pò come andare al ballo delle debuttanti in canotta :-

ciao

wolly

Andrea | #

Wolly, non era una cena fashion…
:-)

donnagio | #

è il secondo anno che salto…un giorno ce la farò!!

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