Andrea Beggi

There is no rehearsal, no second chance, no false start, no better circumstances.

Castellazzo Half Marathon 2012

A T T E N Z I O N E ! Questo post ha piu' di sei mesi. Le informazioni contenute potrebbero non essere aggiornate.

Ieri ho partecipato alla Castellazzo Half Marathon, che si è svolta a Castellazzo Bormida (AL). E’ la mia terza “mezza” ed è stata quella meglio organizzata, probabilmente per il numero di iscritti abbastanza contenuto: circa 430. L’organizzazione è stata praticamente perfetta: dall’ingresso in paese una serie di cartelli guidavano fino al ritrovo, dove gli addetti mi hanno indicato l’area di parcheggio, praticamente di fronte alla partenza. Nessuna coda per il ritiro del pettorale, deposito borse efficientissimo, spogliatoi caldi con docce calde; il ritiro pacco gara e il ristoro al termine sono stati rapidissimi. Il percorso pianeggiante e con poche curve favorisce i buoni risultati. Insomma, l’esperienza è stata positiva, malgrado il maltempo. Qui è dove vi racconto come è andata.

Mi sono allenato male, lo so. Ho corso un po’ di chilometri nel periodo precedente  ma impegni e trasferte mi hanno impedito una preparazione specifica, con distanze e ritmi adeguati a preparare i 21 chilometri e spiccioli di una mezza maratona. Per fortuna una “mezza” non richiede un allenamento così rigoroso come una maratona completa: diciamo che si può un po’ improvvisare, specie se non hai particolari obiettivi. Se corri un’ora, ne puoi correre quasi due, se corri 15 km, ne puoi correre 21. Per supplire un minimo alla mancanza di allenamento specifico, la settimana precedente la gara mi riposo e dormo il più possibile, bevo molta acqua e mi strafogo di carboidrati: pizza, pasta, patate, castagne. Una figata. Trascorro agitato tutta la settimana: malgrado tutto “sento” la gara; in allenamento è un periodo che vado spedito, mi piacerebbe migliorare. Su quali basi non si sa, ma tant’è….

Sabato preparo una borsa enorme: ho cambi per 3/4 uscite con temperature da +20 a 0 gradi, un cambio per avere abiti asciutti, e tutti i miei ammennicoli da corsa. Il meteo si preannuncia schifoso: freddo, pioggia, forse neve. Domenica mattina alle 7 faccio un po’ di colazione e parto. A Genova piove a dirotto e fa freddo; mi viene voglia di rinunciare, ma figuriamoci, a costo di sputare un polmone ‘sta cosa la devo fare.

A Masone, la tregenda: 4 gradi e nevica forte. L’obiettivo passa da “finire bene” a “finire”. Mi preparo a patire il freddo e il bagnato. Per fortuna la neve smette e arrivo a Castellazzo accompagnato solo dalla pioggia. 6 gradi, senza vento, ma piove forte. Dell’ottima logistica ho già detto, e appena mi ritrovo nello spogliatoio caldo si pone il dilemma di come vestirmi. La regola è: “vestiti come se ci fossero 10 gradi in più”; mi preparo con calma e guardo come si vestono gli altri. Alla fine opto per la seguente tenuta: pantaloni running lunghi di medio spessore, maglietta running maniche corte, maglia running pesante maniche lunghe, giacca antivento senza maniche, guanti. Lascio la borsa al deposito, torno in auto a lasciare il giubbotto e l’ombrello e mi metto un sacchetto da spazzatura condominiale addosso. Nel frattempo succedono due cose: 1) ci sono 6 gradi, ma vestito così non ho particolarmente freddo, solo un po’. E 2) c’è gente “nuda” in canottiera e pantaloncini che manco ad agosto, e sta così quando manca mezz’ora all’inizio. Mi vengono dei dubbi, torno nello spogliatoio e mi levo la maglietta leggera che ho sotto: ho pensato che se non avessi avuto abbastanza freddo prima, avrei patito il caldo durante la gara. Per fortuna, scoprirò più tardi che l’ho azzeccata.

Arrivato al dunque, si parte. Mi metto nelle prime file e mi ritrovo subito nella zuffa: gomitate, gente che mi calpesta, io stesso taglio la strada ad un paio di persone. C’è molto agonismo: l’adrenalina si fa sentire. Nella foga, dopo 50 metri, il mio piano “piedi asciutti il più possibile” fallisce miseramente: a causa di un paio di spinte e di una traiettoria azzardata finisco con i piedi in una pozzanghera e li bagno del tutto. Alla fine meglio così: piove forte, sono bagnato, posso finalmente occuparmi di altro. Ho un berretto con la visiera e le lenti a contatto, in modo che la pioggia non mi dia fastidio: strategia vincente. Per i primi 4 km la pioggia battente non mi infastidisce più di tanto, non ho più freddo, non ho caldo. Ripasso dalla modalità “finire” a quella “finire bene”. Anche perché se mi fermo (no way), come cavolo torno indietro?

Il ritmo è alto: corro come se le gambe non fossero le mie: volano, non le sento. Benedico gli Dei dei Carboidrati. Al km 4 stacco il tempo migliore del percorso: 4’28″/km. Prima del 15° km non salirò mai sopra i 5’/km. (Chi corre è abituato a misurare la velocità in minuti al km; per esempio, 5′/km equivalgono a una velocità di 12 km/h. Minori i minuti/km, maggiore la velocità.)

Arrivo al primo ristoro senza prestare attenzione al paesaggio, che è tutto uguale, bevo un po’ d’acqua. Non riesco a trovare una “lepre” adatta: vanno tutti  troppo forte, così cerco di andare al ritmo giusto da solo, cosa che di solito non mi riesce benissimo.

Nel frattempo ha smesso di piovere e non riprenderà più fino alla fine. Nelle nuvole fitte appare uno squarcio di cielo: ho il terrore che esca il sole perché sono troppo vestito per temperature più alte; tolgo berretto e guanti e li infilo in tasca. Ho perso due spille del pettorale che svolazzerà per tutta la gara, temo di perderlo ma non mi importa più di tanto.

Sono al 7° km e comincio a sentire le gambe e a soffrire un po’, ma me ne sbatto. Ho rallentato a 4’45”, 4’50″/km, trovo un gruppetto che va a un ritmo adeguato e mi ci incollo per qualche km, fino al 12° circa, poi loro continuano e io devo diminuire perché sto soffrendo e non voglio arrivare alle ultime battute senza forze. Come volevasi dimostrare, al 12° faccio 4’39″/km, poi mi rendo conto che questo ritmo è troppo per me, e rallento cercando di assestarmi appena sotto i 5’/km.

Nel frattempo non vi ho detto che, essendo partito così avanti, mi stanno sorpassando TUTTI, mi ci lasciano come se camminassi. In tutta la gara ho sorpassato UNO, tutti gli altri mi hanno sverniciato.

A 11 km si alza un venticello contrario bastardo che, inseme a alcuni brevissimi tratti in salita, contribuisce a spezzarmi le gambe. Mi barcameno fino al 17° km, dove comincio a soffrire seriamente, ma non posso mollare assolutamente: mancano 4 km, 20 minuti. Bestemmio i Demoni dell’Acido Lattico.

Runners don’t quit“, “Posso farcela”, “Pain is termporary, quitting is forever.

Mi ripeto tutte quelle robe lì. Spingo quanto posso, ma la mancanza di preparazione specifica si sta facendo sentire. Per fortuna le sedute in palestra sono servite un minimo per aumentare la mia resistenza, ma adesso sto capendo che ho veramente improvvisato questa gara. Ma non mi importa.

Al 19° km realizzo una cosa: il Garmin mi sta dicendo che, a meno di non stramazzare al suolo in questo istante, migliorerò il mio record personale, e questa è una cosa buona e cattiva allo stesso tempo. E’ buona perché ci speravo, ma è cattiva perché mi toglie motivazione. E questo è malissimo, è una trappola, e io ci casco come uno sprovveduto.

E’ dal km 12 che il mio corpo mi urla “Fermati, o almeno rallenta”, è dal km 12 che lo mando affanculo, ma ora il diavoletto pigro appollaiato sulla mia spalla sinistra ha il sopravvento. A seguito di ciò, il km 20 è il più lento di tutta la gara: 5’06″/km. Ma ormai non posso mollare, e per fortuna il diavoletto runner sulla mia spalla destra si risveglia.  “Chiunque può correre per 1 chilometro”.

Accelero. Poco, perché sono al lumicino, ma accelero. E’ un misero chilometro, e il dolore alle gambe non è un problema mio, che si arrangino.

Chiudo il 21°km a 5’03″/km e alla fine appare il gonfiabile dell’arrivo, dietro una curva. Cerco di finire a un ritmo decente, con la testa alta e la falcata leggera. Taglio il traguardo, e mi fiondo a controllare il mio tempo ufficiale al gazebo Wedosport: 1 ora, 41 minuti, 35 secondi. Sono un uomo felice.

A pezzi, ma felice.

Il risultato è un miglioramento di 6 minuti sul tempo che avevo fatto alla “Mezza di Genova”. C’è da dire che il percorso di Genova è pieno di saliscendi e ci sono un milione di curve, mentre il percorso di Castellazzo è certamente più veloce.

Mi rifugio nello spogliatoio, dove riesco perfino a fare una doccia calda. Indosso abiti asciutti, mangio un piatto di pasta al ristoro e me ne torno a casa. Un’ora di immobilità in auto mi ammazza le gambe, che bruceranno per tutto il giorno.

Il bilancio è: oltre le più rosee previsioni. Come sempre, non ha importanza quanti ne ho davanti e quanti (pochi) me ne lasci dietro, la sfida è sempre contro me stesso; per trasformare le difficoltà in ostacoli da affrontare e superare, per cercare un limite e provare a oltrepassarlo.

Alla fine, per stare bene.

8 Commenti

giulio | #

A leggere i resoconti delle gare anche di chi non si conosce mi viene sempre un groppetto in gola. Da runner so che sono cose condivise, quei chiometri sono uguali per tutti quelli che li corrono. Complimenti. Belle sensazioni e grazie per averle raccontate

Stefano Parmeggiani | #

Complimentissimi!

Gianmaria | #

Bel resoconto, grazie.
Ci dai un pò di informazioni sull’armamentario che hai usato per la maratona? Modello del Garmin ed eventuali altri dispositivi (usi anche Endomondo?)?

Andrea | #

Ciao, uso un Garmin 205 e carico i risultati su Endomondo una volta a casa.

Gianmaria | #

Ciao Andrea,

hai letto qualche libro sulla corsa (di fondo) che ti sentiresti di consigliare?

Come prepari una mezza maratona (idealmente) e la settimana precedente alla competizione come ti alleni?

Usi il cardiofrequenzimetro durante gli allenamenti? e durante le mezze?

Per cercare di tenere un ritmo costante, le funzionalità del garmin tipo virtual partner etc. funzionano bene? anche in gara?

* * *

Ho iniziato a correre un annetto e mezzo fa. Mi sto divertendo molto anch’io ed a fine Novembre farò la prima competizione un pò impegnativa: una corsa di 17.5 Km che si snoda fra la Reignier in Francia e Ginevra (la corsa del Duca http://www.escalade.ch/cms/index.php/en/duc- ). Non ho molto tempo e corro una volta la settimana facendo circa quindici km in 1h20. Non ho seguito alcun allenamento specifico, cerco di correre sempre un pò più rapidamente o più a lungo.
Grazie e ciao, g.

Gianmaria | #

Ciao Andrea,

visto che non mi hai risposto (non ti preoccupare!! :)) sto fugando i miei dubbi tecnici con una lettura sulla corsa che trovo molto interessante e che quindi ti segnalo:

Daniels’ Running Formula (Jack Daniel, seconda edizione, 2005)

Per ora ho letto solo un paio di capitoli, di cui il secondo sulla fisilogia della corsa, ma mi sento comunque di consigliarlo. Il testo è ben scritto, l’inglese facile e le informazioni presenti sono chiare…. insomma si legge con piacere. Ho comprato la versione per il kindle a 9.99$ che consiglio a parte per il fatto che i grafici hanno le didascalie piccole e che non si possono ingrandire.
Ciao, g.

P.S. Tempo addietro avevo iniziato “L’allenamento Ottimale” di J.Weineck, un testo universitario che avevo capito essere un classico onnicomprensivo su _tutto_ ciò che riguarda l’allenamento. Un mattonazzo terribile, scritto da chi ha piacere nel fare discorsi ampollosi e perdere tempo. Non escludo sia un eccellente testo a condizione di di riuscire a sfrondarlo di tutto ciò che è inessenziale. Ecco, mentre il testo di Weineck lo si legge soffrendo quello di Daniel è un libro tecnico ma piacevole.